lunedì, 29 giugno 2009

Oldoini

Quanti anni dal femminismo.

Quanta strada hanno fatta le donne, long and winding road, dicevano i Beatles - lunga e ventosa – per arrivare nei consigli d’amministrazione, al governo del paese – con i ministeri – e al governo del potere economico - con la Confindustria.

L’altra metà del cielo – come diceva un autorevole cinese – sta’ recuperando spazi dovutegli, luoghi del sapere e  territori del potere. Era inimmaginabile, solo trent’anni fa, come quando vedevamo James Bond telefonare dalla Aston Martin, “che palla” pensavamo.

Molte, improvvidamente, hanno pensato di accelerare il processo infilandosi nel “lettone grande” di Villa Certosa.

Quando, nel 1857, l’Imperatrice Eugenia, rivolgendosi a Virginia Oldoini (detta anche “La Vulva d’oro”) amante di suo marito, l’Imperatore Napoleone III,  le disse:

 «Signora, lei ha il cuore troppo in basso!»

La bellissima Virginia le rispose:

«Maestà, sta’ dove serve!»

Pensate veramente che il cuore debba avere un profilo cosi basso, diciamo una 40 di centimetri più giù dello sterno?

postato da: didome alle ore giugno 29, 2009 11:12 | Permalink | commenti (14)
categoria:femminismo, oldoini, didomenico, contessadicastiglione, villacertosa
giovedì, 25 giugno 2009

Sabato 27 giugno finisce.

Direte: e ce lo dici adesso?

Embhè, un po’ me l’ero dimenticato, un po’ pensavo che fosse lontanuccio per voi arrivare al numero 12 di rue Léopold Bellan a Parigi.

Comunque, poi non dite che non ve l’avevo detto.

Ahmed Al Safi - per il gossip è il compagno di mia figlia Chiara - è uno dei massimi scultori iracheni.

Vive in Francia (regalo della scellerata guerra di Bush) ed è uno degli interpreti più fedeli della tradizione Mesopotamica.

Per saperne di più andate sul suo sito o, come dicevo, entro sabato in via Bellan, a Parigi.

ahmed 001

postato da: didome alle ore giugno 25, 2009 11:24 | Permalink | commenti (1)
categoria:
lunedì, 22 giugno 2009

“STORIE BRILLANTI di EROI SCADENTI”

  Edizioni Cento Autori

Martedì 23 giugno – ore 17.30

Libreria San Paolo  Napoli

Ospiti

Aldo Putignano, scrittore, docente di scrittura

Pino Imperatore, scrittore, presidente sezione comica Premio Troisi

 

Ci siamo.

Non sembri strano, ma presentare la mia accozzaglia di pensieri sub reali nella prestigiosa Libreria San Paolo di via De Pretis a Napoli mi mette una certa agitazione.

Non disagio, giammai, ma piacevole soddisfazione.

I miei ventuno racconti pescano nel torbido delle coscienze, tentando di raccontare, in allegria, questo universo pazzo, dove gli umani sembrano animali bradi.

In qualche storia parlo anche di sacerdoti, e nel mio immaginario fantastico, cerco di raccontarli come sono descritti - per loro piccole disavventure  - in qualche cronaca provinciale: ecco, una delle virtù del cattolicesimo, è la grande disponibilità a discutere, se non direttamente dalla Chiesa Madre, dei suoi interminabili organismi paralleli, che ne fanno una forza di dialogo in progresso.

Il disagio mi viene, forte e interiore, a pensare a colleghi scrittori, di altre religioni, a cui viene proibito, non tanto di discutere, ma di fare dell’umorismo, che è una forma di affetto, sulla propria fede.

Sono proprio contento.

E lo sono ancor di più nel ringraziare quella splendida donnina che dirige la libreria, Livia Greco, una che ama i libri e chi li sorvola.

copertina retro

postato da: didome alle ore giugno 22, 2009 13:59 | Permalink | commenti
categoria:
giovedì, 11 giugno 2009

berlinguer giovane

“Enrico Berlinguer - ci dicono dal Cile - che il compromesso storico - lo fanno col fucile”

Chissà dove sono quei deliranti coglioni che urlavano nei cortei questo slogan. Sicuramente non sono entrati nella lotta armata, chi lo ha fatto non lo preannunciava. Qualcuno è entrato in banca, per lavorarci; qualcuno per rapinarla; qualcuno altro quella banca se l’è comprata.

Eravamo giovani, altri erano vecchi, Berlinguer non aveva età. Un fratello maggiore senza età, che ci diceva cosa non fare e per esclusione sapevamo sempre cos’altro fare.

Nel ’79, convincendo Altiero Spinelli a candidarsi per costruire l’Europa, costruì l’Europa, per interposta persona.

Sapeva sorridere. Quella sera dell’11 giugno ’84 a Padova, un attimo prima che il suo cervello si scocciasse di funzionare disse, parlando del decreto sulla Scala Mobile: “Ironia della sorte, passa il decreto, cade il governo...”

 “Noi siamo convinti che il mondo, anche questo terribile, intricato mondo di oggi può essere conosciuto, interpretato, trasformato, e messo al servizio dell’uomo, del suo benessere, della sua felicità.     La lotta per questo obiettivo è una prova che può riempire degnamente una vita.”

(Enrico Berlinguer)

 

postato da: didome alle ore giugno 11, 2009 08:47 | Permalink | commenti (9)
categoria:berlinguer, comunista, didomenico
giovedì, 28 maggio 2009

San Martino

           

Gennaro Angelino è mio cognato.

Questo è poco influente sulla sua capacità di essere un artista, anzi non ha inciso negativamente sulla sua arte, per niente.

E’ un artista poliedrico.

  Scultore da sempre, da quando ragazzino guardava suo padregli amanti gennaro scolpire fiori e frasi, pensieri e rammarichi, e angeli in volo sulle lapidi.

Pittore, ceramista, restauratore. Ha girato per laboratori d’arte e castelli in disuso.

Le sue opere, che raramente faceva partecipare a mostre, sono solari e poi torbide; gioiose e umbratili; allegre e, nell’ultimo periodo dolorose, urlanti.

Dal suo casale/laboratorio sulle colline di Caiazzo è stato stanato e trascinato a viva forza alla “Shingle 22j” , la Biennale d’Arte di Anzio e Nettuno, dopo non c’è stato verso, ha dovuto piegarsi alle logiche della comunicazione perché la bellezza non sia nascosta.

Gli è stato imposto di mostrare le sue opere, perchè nulla è bello se sconosciuto. E le porterà in collina, come Cesare Pavese portava le sue poesie su a Superga, sopra Torino.

Bellezza poi...giudicherete voi.

Il sottoscritto sarà il relatore: che dirà?

M'inventerò qualcosa, sempre un'ex imbianchino sono.

Sarà in mostra alla Galleria d’Arte “L’Atelier”, sulla splendida collina di S.Martino a Napoli in giugno, perchè Napoli è una Città di Giugno.

 scultura angelino

Gennaro Angelino

“Ciò che resta – Un racconto attraverso l’arte”

pitture & sculture

L'Atelier - via Tito Angelini, 41

Curatore della mostra Paola Ricciardi

Relatore Francesco Di Domenico

Vernissage

venerdi 5 giugno ore 17.30

 

 

postato da: didome alle ore maggio 28, 2009 15:10 | Permalink | commenti (4)
categoria:arte, sculture, napoli, visiva, gennaro, sanmartino, angelino
sabato, 09 maggio 2009

...e il 9 maggio della nostra "bella gioventù", quel '78 di lacrime e sospiri, di sangue e gioie, moriva Peppino Impastato. In una cosa ci ha guadagnato: è rimasto per sempre giovane.

Ci si può dimettere dalla propria razza?

pig

Quello che segue è tratto da "La Repubblica", un brano che racconta come si può tornare a fare giornalismo serio, d'inchiesta, quello a cui ci avevano abituati Biagi, Zavoli e tanti altri.

"Ho eseguito gli ordini ma mi vergogno
Quei disperati ci chiedevano aiuto"

di FRANCESCO VIVIANO

 

 

LAMPEDUSA - "È l'ordine più infame che abbia mai eseguito. Non ci ho dormito, al solo pensiero di quei disgraziati", dice uno degli esecutori del "respingimento". "Dopo aver capito di essere stati riportati in Libia - aggiunge - ci urlavano: "Fratelli aiutateci". Ma non potevamo fare nulla, gli ordini erano quelli di accompagnarli in Libia e l'abbiamo fatto. Non racconterò ai miei figli quello che ho fatto, me ne vergogno".

Parlano i militari delle motovedette italiane - quella della Guardia di Finanza, la "Gf 106" e quella della Capitaneria di porto, la "Cpp 282" - appena rientrati dalla missione rimpatrio. Sono stati loro a riportare in Libia oltre 200 extracomunitari, tra i quali 40 donne (3 incinte) e 3 bambini, dopo averli soccorsi mercoledì scorso nel Canale di Sicilia. Un "successo", lo ha definito il ministro Maroni, che finanzieri e marinai delle due motovedette non condividono anche se hanno eseguito quegli ordini. Niente nomi naturalmente, i marinai delle due motovedette rischierebbero quanto meno una punizione se non peggio. Ma molti non nascondono il loro sdegno per quello che hanno vissuto e dovuto fare. "Eravamo impegnati in altre operazioni - dicono fiamme gialle e marinai della capitaneria - poi improvvisamente è arrivato l'ordine di andare a soccorrere quelle tre imbarcazioni, di trasbordarli sulle nostre motovedette e di riportarli in Libia".

Non è stato facile, a bordo di quelle carrette del mare c'erano donne incinte, tre bambini e tutti gli altri che avevano tentato di raggiungere Lampedusa. "Molti stavano male, alcuni avevano delle gravi ustioni, le donne incinte erano quelle che ci preoccupavano di più, ma non potevamo fare nulla, gli ordini erano quelli e li abbiamo eseguiti. Quando li abbiamo presi a bordo dai tre barconi ci hanno ringraziato per averli salvati. In quel momento, sapendo che dovevamo respingerli, il cuore mi è diventato piccolo piccolo. Non potevo dirgli che li stavamo portando di nuovo nell'inferno dal quale erano scappatati a rischio della vita".


A bordo hanno anche pregato Dio ed Allah che li aveva risparmiati dal deserto, dalle torture e dalla difficile navigazione verso Lampedusa. Ma si sbagliavano, Roma aveva deciso che dovevano essere rispediti in Libia. "Nessuno di loro lo aveva capito, ci chiedevano come mai impiegavamo tanto tempo per arrivare a Lampedusa, rispondevamo dicendo bugie, rassicurandoli".

La bugia non è durata molto, poco prima dell'alba qualcuno ha notato che le luci che vedevano da lontano non erano quelle di Lampedusa ma quelle di Tripoli. Alla fine i marinai italiani sono stati costretti a spiegare: "Non è stato facile dire a tutta quella gente che li avevamo riportati da dove erano partiti. Erano stanchi, avevano navigato con i barconi per cinque giorni, senza cibo e senza acqua. Non hanno avuto la forza di ribellarsi, piangevano, le donne si stringevano i loro figli al petto e dai loro occhi uscivano lacrime di disperazione".

Lo sbarco a Tripoli è avvenuto poco dopo le sette del mattino: "Vederli scendere ci ha ferito tantissimo. Ci gridavano: "Fratelli italiani aiutateci, non ci abbandonate"". Li hanno dovuti abbandonare, invece, li hanno lasciati al porto di Tripoli dove c'erano i militari libici che li aspettavano. Sulla banchina c'erano anche i volontari delle organizzazioni umanitarie del Cir e dell'Onu, ma non hanno potuto far nulla, si sono limitati a contare quei disperati che a fatica, scendevano dalla passerelle delle motovedette per tornare nell'inferno dal quale erano scappati. Le donne sono state separate dagli uomini e portati in "centri d'accoglienza" vicino Tripoli. Non si sa che fine faranno.
Solo uno è riuscito a sfuggire al rimpatrio. Un ventenne del Mali che aveva intuito cosa stava succedendo a bordo e si era nascosto sotto un telone. Ha messo la testa fuori solo quando la motovedetta della Finanza è attraccata a Lampedusa, ha aspettato che a bordo non ci fosse più nessuno e poi è sceso anche lui. È stato rintracciato mentre passeggiava nelle strade dell'isola ed ha subito confessato. Adesso si trova nel centro della base Loran di Lampedusa. Un miracolato.

(9 maggio 2009)

 

postato da: didome alle ore maggio 09, 2009 09:00 | Permalink | commenti (3)
categoria: , migranti, impastato
mercoledì, 22 aprile 2009
Treccagnoli

Prima o poi ritornano.

Gli anni che precedono il riflusso, gli anni in cui non si contestavano i padri, ma i cugini più grandi.

Gli anni dei Genesis, degli “Indiani Metropolitani”, quelli che a Bologna cantavano:”Ah, ah, ah, sarà una risata che vi seppellirà!”.

Quelli dei ragazzi che a Roma, davanti a Montecitorio, regalavano pasticcini ai deputati, sussurrando giulivi:”Forza onorevole, vi siete mangiato tutto, v’abbiamo portato il dolce, la frutta siamo noi!”

Quelli che avrebbero ingrossato le fila delle nuove Br del delitto D’Antona., anagraficamente vicini alla “Compagna So”, Cinzia Banelli e ai “Desdemona & Mezzasalma”, dai nomi onomatopeicisticamente ridicoli, ma si sa’, la storia, quando si ripete...il ridicolo è a portata di mano, se non fosse tragico.

Ne Parliamo a “Letteratitudine”, venerdì pomeriggio, per tre giorni.

Il libro è, come avrete già capito:

                       "Non sono mai partito" 

                                              di Pietro Treccagnoli

                                       Centoautori Editore - euro 10

Fosse solo per presentare un libro che dovrebbe far discutere, aprire dibattiti e schiudere porte solo appannate per oltre 25 anni.

Il post del calvinista (in senso di Italo) Massimo Maugeri dovrebbe essere coadiuvato dalla stupefacente noir-femme Simonetta Santamaria e dall’improvvido Didò: ne vedrete delle belle (Santamaria) e bruttissime (Didò), ma ve lo meritate, per il solo fatto di esserci (altrimenti sareste sottospirito nell’Area 51 e vi chiameremmo “Alien’s”).

 

postato da: didome alle ore aprile 22, 2009 16:27 | Permalink | commenti
categoria:francesco, sono, non , mai , partito, pietro, didò, centoautori, didomenico, treccagnoli
mercoledì, 08 aprile 2009

donna al telefono

Ebbene si, il libro più importante della mia vita è stato

 l’elenco del telefono.

 

Quel mirabolante vocabolario di anime appese ad un numero che basta comporre per: sentirne le voci, immaginarne gli occhi, i vestiti, gli odori di lieve sudore dopo una doccia d’estate, i problemi, le incertezze e i dubbi, le paure e le storie che non ti diranno mai.

L’elenco telefonico è un romanzo formidabile, vestito di migliaia di personaggi, intriso di bugie, perché ti dice i nomi ma non le storie vere, quelle le omette e l’omissione non è il contrario della verità?

E che cos’è il libro scritto, se non un’impressionante sequela di bugie ammantato di verità, in piccoli pezzi mescolati?

 

L’elenco del telefono è stato il vocabolario delle storie di George Simenon, e chissà di quanti altri sbruffoni della storia, che sono gli scrittori, gli adorabili esibizionisti del pensiero, i muratori dell’intelletto che, pietra dopo pietra, hanno contribuire a ricostruire le nostre memorie perse.

Loro ci hanno dato a volte forza, altre angoscia ( quante Elsa Morante ci hanno afflitto con le loro “Storie”?).

elenco telefono 1943 

La guida comunicativa della Sip (e vabbuò, Telecom! Ma consentitemi la licenza poetico-senil-sentimentale), quello strumento rapido di ricerca di un caro, o di un insolvente farabutto, quante volte consultato come un libro a caso, mi ha fatto viaggiare in capo al mondo, sperando di capire da dove mai potesse essere arrivato il signor Jhon Hopkins – via M. da Caravaggio 26, e per quale motivo avesse dovuto abitare a Napoli, e se non fosse marito di una spia italiana o lui stesso un agente segreto americano o, perché no, rappresentante di Timberland innamorato di Posillipo.

 

Caro, vecchio elenco del telefono, per tutte le volte che t’avrò portato in bagno, e per le tante altre che avrò sacrificato le sue soffici pagine per accendere il camino o raccogliere il pelo vomitato dal mio gatto e, per tutte le altre volte che mi resteranno ancora nel cuore, ti giuro eterno affetto.Gerard_Philipe_086

Chi sara mai questo "Bell'Antonio"? Suvvia amiche 50enni...

postato da: didome alle ore aprile 08, 2009 21:19 | Permalink | commenti (1)
categoria:francesco, telefono, elenco, didomenico
domenica, 22 febbraio 2009

SerataNoir

A Roma è scoppiata una bella guerra.

Conflitto tosto, tra un macho giornalista di nera, nonché reduce da un bel successo letterario con “Un the prima di morire”, ancora bello fresco da leggere e gustare ( che io me lo portavo ancora un po’ in braccio, ma lui è tosto, ve l’ho detto) e, due figliole robuste, se non nel fisico, nella grinta e nella penna; due che scrivono insieme da un pezzo, e quindi più pericolose di una.

Ma non è una battaglia, c’è poco da guerreggiare in letteratura: chi sa’ scriva!

E una bella cosa la doppia presentazione, l’ho saggiata personalmente e aiuta a schivare gli occhi tutti puntati sul solitario autore: che dico a questi? Io scrivo, mica faccio lo speaker.

E’ una presentazione noir che hanno deciso di fare insieme, tanto per spiegare che le gelosie nell’ambiente sono fregnacce (insomma...qualcuno geloso ci sarà) e che, se si può, il vogliamoci bene è d’obbligo.

La brochure è un bijou, è stata realizzata da Sabrina Manfredi e Massimo Giacci. La formidabile organizzatrice è la ragazza d’oro della letteratura romana:

                                   Gaja Cenciarelli.

 

Loro sono:                     

Enrico Gregori, con “Doppio Squeezee,

Loredana Falcone & Laura Costantini, con: “Viole(n)t Red

gli editori sono Bietti Media.

Il posto è:

 Tuma’s Book’s Bar  a via dei Sabelli, 17 (17?)

Roma - Venerdi 20 marzo, alle 19.00 (trattabili)

 

postato da: didome alle ore febbraio 22, 2009 00:22 | Permalink | commenti (8)
categoria:
martedì, 17 febbraio 2009

L’altro giorno da Fabio Fazio c’era Erri De Luca.

Alla domanda “se un giorno tornerebbe a vivere a Napoli”, rispose:

No, Napoli è come un molare estirpato dalla radice, non lo puoi rimettere a posto. Io non ci tornerei, per lo stesso motivo per cui me ne sono andato, siamo in troppi! Ed io mi sentivo soffocare.

Forse è questo il problema? Siamo troppi? E che ci facciamo tutti qui?

Una moltitudine di gente indaffarata sul niente. Politici compresi.

Era Napoli la “Metropolis” di Fritz Lang?

E’ evidente che tutti quelli che si accingono a parlare di Napoli hanno contro un pregiudizio monumentale: gli estranei non potranno mai comprenderla appieno, gli indigeni ne sono troppo innamorati per poterne parlar male, o troppo acrimoniosi contro essa per poterne fare un’analisi seria (le passioni sono così, o c’è amore, o odio).

De Luca, da Fazio, ha anche detto che questa città è stata l’unica in Italia a liberarsi da sola, senza alleati ne forze politiche organizzate, solo autoconvocandosi.

In effetti è così: ma perché l’ha fatto?  E perché con i nazisti e non prima con i fascisti? Forse perché l’ordine fascista era un disordine con parvenze ordinate?

I gerarchi capirono che era meglio lasciar fare a noi.

Matteotti

 

Avere una coscienza critica (parolone), insomma avere una curiosa attenzione e una predisposizione alla bellezza e al desiderio di ordine estetico che essa promuove non aiuta il cittadino che si mette in cammino per la città. Che passeggia.

Come è possibile, che l’orrida bellezza della precisione fascista, incarnata dal Palazzo delle Poste, sia minata da un degrado post-coloniale? Alla stregua delle strutture costruite ed abbandonate nelle nostre ridicole colonie d’0ltremare, questo palazzo e il suo corollario (marciapiede, piazzale acciottolato) sono bottino di predoni da Blade Runner. La scalinata è transennata come la “green zone” di Bagdad ed è talmente sconnessa che diventa problematico incamminarsi con la testa all’aria (che sarebbe auspicabile con un cielo come il nostro).

A dieci metri c’è il palazzo della Provincia (luogo di potere), a cento metri c’è Palazzo San Giacomo, sede del potere, la casa del sindaco. Com’è possibile che nessuno veda? Già questa foto, tratta da Wikipedia, da’ la misura della vergogna, senza far notare il degrado: le macchine. La automobili impediscono persino di fotografarla.  15                         Il grande gallerista napoletano Lucio Amelio (dx)

Quanto tempo è passato dal grido di Lucio Amelio? 29 anni.

Quanti anni dovranno passare perchè questa città possa essere considerata “cult”, alla stregua di Berlino, Dublino, Barcellona, Boston?

Dove la gente verrà per sentirne il respiro culturale e non la puzza?

Non è un grido di dolore, è il rumore di un soldato che diserta, portandosi via le sue masserizie.

 

postato da: didome alle ore febbraio 17, 2009 17:06 | Permalink | commenti
categoria: