L’altro giorno da Fabio Fazio c’era Erri De Luca.
Alla domanda “se un giorno tornerebbe a vivere a Napoli”, rispose:
“No, Napoli è come un molare estirpato dalla radice, non lo puoi rimettere a posto. Io non ci tornerei, per lo stesso motivo per cui me ne sono andato, siamo in troppi! Ed io mi sentivo soffocare.”
Forse è questo il problema? Siamo troppi? E che ci facciamo tutti qui?
Una moltitudine di gente indaffarata sul niente. Politici compresi.
Era Napoli la “Metropolis” di Fritz Lang?
E’ evidente che tutti quelli che si accingono a parlare di Napoli hanno contro un pregiudizio monumentale: gli estranei non potranno mai comprenderla appieno, gli indigeni ne sono troppo innamorati per poterne parlar male, o troppo acrimoniosi contro essa per poterne fare un’analisi seria (le passioni sono così, o c’è amore, o odio).
De Luca, da Fazio, ha anche detto che questa città è stata l’unica in Italia a liberarsi da sola, senza alleati ne forze politiche organizzate, solo autoconvocandosi.
In effetti è così: ma perché l’ha fatto? E perché con i nazisti e non prima con i fascisti? Forse perché l’ordine fascista era un disordine con parvenze ordinate?
I gerarchi capirono che era meglio lasciar fare a noi.

Avere una coscienza critica (parolone), insomma avere una curiosa attenzione e una predisposizione alla bellezza e al desiderio di ordine estetico che essa promuove non aiuta il cittadino che si mette in cammino per la città. Che passeggia.
Come è possibile, che l’orrida bellezza della precisione fascista, incarnata dal Palazzo delle Poste, sia minata da un degrado post-coloniale? Alla stregua delle strutture costruite ed abbandonate nelle nostre ridicole colonie d’0ltremare, questo palazzo e il suo corollario (marciapiede, piazzale acciottolato) sono bottino di predoni da Blade Runner. La scalinata è transennata come la “green zone” di Bagdad ed è talmente sconnessa che diventa problematico incamminarsi con la testa all’aria (che sarebbe auspicabile con un cielo come il nostro).
A dieci metri c’è il palazzo della Provincia (luogo di potere), a cento metri c’è Palazzo San Giacomo, sede del potere, la casa del sindaco. Com’è possibile che nessuno veda? Già questa foto, tratta da Wikipedia, da’ la misura della vergogna, senza far notare il degrado: le macchine. La automobili impediscono persino di fotografarla.
Il grande gallerista napoletano Lucio Amelio (dx)
Quanto tempo è passato dal grido di Lucio Amelio? 29 anni.
Quanti anni dovranno passare perchè questa città possa essere considerata “cult”, alla stregua di Berlino, Dublino, Barcellona, Boston?
Dove la gente verrà per sentirne il respiro culturale e non la puzza?
Non è un grido di dolore, è il rumore di un soldato che diserta, portandosi via le sue masserizie.